Storia della Chiesa

Sull’insenatura di Mergellina, “pezzo di ciel caduto in terra” come declamava monsignor Gennaro Aspreno Galante, sorge la chiesa di Santa Maria Del Parto, cui si accede attraverso una scala a tre rampe, custode di una significativa leggenda dell’amore profano e dell’amor sacro.
L’edificio venne fatto erigere dal poeta napoletano Jacopo Sannazaro nel XVI secolo su una proprietà avuta in dono nel 1497 da Re Federico d’Aragona e precedentemente appartenuta prima agli Angioini, poi ai monaci benedettini dei Santi Severino e Sossio, ai quali fu riscattata.
Qui il poeta trascorse i suoi ultimi anni nella villa di Mergellina dedicandosi alla composizione del poema “De Partu Virginis” (il Parto della Vergine) e alla costruzione della chiesa, che dal poema prese il nome, donata ai frati Serviti detti “Servi di Maria”.
La chiesa è divisa in due piani: di cui l’inferiore dedicato alla Vergine, con una effige della Vergine protettrice delle partorienti sita sull’altare, il superiore è costruito da un’antica abside decorata con stucchi ed affreschi, eseguiti nel 1593 da Paolo Guidotti Borghese, raffiguranti “Le storie della Vergine”. Sull’altare maggiore campeggia un distico dettato dallo stesso Sannazaro: “Virginitas partus discordes tempore longo/Virginis in gremio foedera pacis habet”.
Tra le opere degne di nota c’è nella piccola cappella a destra del presbiterio il dipinto del pittore fiammingo Malines Cornelis Smet, “L’Adorazione dei Magi”, donato da re Federico al Sannazaro, che il Vasari ed il Galante attribuiscono a Giovanni Wan Dick da Brugge, anch’egli fiammingo.
L’opera più importante è situata alle spalle dell’altare maggiore, il sepolcro del Sannazaro. Detta opera è di grande rilievo artistico che desta l’ammirazione di chi lo osserva. E’ evidente l’influsso artistico di Michelangelo.